Radar 17 giugno 2026
"Brain Fry": l'AI sfinisce chi la usa di piu
Una ricerca condotta da Boston Consulting Group e University of California, Riverside, pubblicata su Harvard Business Review e ripresa da Axios, descrive una fatica mentale acuta legata all'uso eccessivo degli strumenti di AI.
Il Titolo
Il termine "brain fry" indica una fatica mentale acuta che emerge quando l'uso, l'interazione o la supervisione di strumenti di AI supera la capacita cognitiva della persona. Secondo i dati riportati, l'indagine ha coinvolto 1.488 lavoratori statunitensi e il 14 per cento degli utilizzatori di AI dichiara di aver sperimentato questa forma di esaurimento.
La notizia e importante perche il fenomeno non sembra riguardare soltanto chi subisce la tecnologia. Colpisce anche chi la usa con piu entusiasmo, chi sperimenta di piu, chi viene percepito come performante.
La Radice
La radice psicologica e la delega cognitiva che promette sollievo e produce saturazione. L'AI sembra togliere peso, ma spesso aggiunge un secondo lavoro mentale: controllare, rilanciare, correggere, integrare, decidere se fidarsi.
Qui il richiamo a Winnicott e forte. Il falso se nasce quando ci si adatta all'esterno fino a perdere contatto con il gesto autentico. Nel lavoro aumentato dall'AI, il rischio e che la persona performi sempre meglio verso l'esterno e si senta sempre meno autrice dentro di se.
Perche conta
Conta perche il lavoro e uno dei luoghi centrali dell'identita adulta. Erikson lo avrebbe letto come spazio di competenza, continuita e riconoscimento. Quando il pensiero professionale viene costantemente mediato da uno strumento che produce, suggerisce e anticipa, puo diventare meno chiaro dove finisca la propria voce e dove cominci la prestazione assistita.
Connessione alla collana
La scheda appartiene al Vol. 2 per il nodo Erikson e Winnicott: identita, falso se, adattamento e competenza. Dialoga anche con il Vol. 1, perche all'inizio l'AI appare come liberazione: poi, se usata senza attrito, puo diventare svuotamento.