Segnali luglio 2026

Ogni tecnologia progetta anche un comportamento

L'American Psychological Association (APA), la più grande organizzazione scientifica e professionale di psicologi al mondo, ha annunciato la nascita del Center for Behavioral Science and AI, un centro dedicato a integrare le conoscenze delle scienze comportamentali nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. L'obiettivo dichiarato è collaborare con ricercatori, aziende e istituzioni affinché i sistemi di IA vengano progettati tenendo conto non solo delle loro capacità tecniche, ma anche del modo in cui influenzano il comportamento umano.

La notizia potrebbe sembrare destinata soprattutto agli addetti ai lavori. In realtà pone una domanda che riguarda tutti noi. Per molto tempo abbiamo considerato le tecnologie come strumenti: più o meno potenti, più o meno efficienti, ma sostanzialmente neutrali. L'iniziativa dell'APA suggerisce invece che ogni nuova tecnologia modifica anche il modo in cui pensiamo, decidiamo e ci relazioniamo con gli altri. Non perché lo imponga, ma perché entra a far parte delle nostre abitudini quotidiane.

Il Titolo

Quando si parla di intelligenza artificiale, il dibattito si concentra spesso sui modelli, sulla quantità di dati utilizzati per addestrarli o sulle prestazioni raggiunte. Sono aspetti fondamentali, ma rischiano di lasciare in ombra una domanda altrettanto importante: che cosa accade alle persone quando iniziano a utilizzare questi strumenti ogni giorno?

Ogni tecnologia introduce nuove possibilità, ma allo stesso tempo rende alcuni comportamenti più facili, altri più difficili e altri ancora quasi automatici. Lo smartphone ha cambiato il nostro rapporto con l'orientamento, delegando gran parte della memoria spaziale ai sistemi di navigazione. I social network hanno trasformato il modo in cui cerchiamo approvazione e costruiamo le relazioni. L'intelligenza artificiale potrebbe fare qualcosa di analogo con il ragionamento, la scrittura, il lavoro e perfino il processo decisionale.

Da questo punto di vista, il messaggio dell'APA non riguarda soltanto l'IA. Riguarda un principio più generale: progettare una tecnologia significa, almeno in parte, progettare anche il contesto entro cui si svilupperanno determinati comportamenti umani. Non è un rapporto di causa-effetto semplice né inevitabile, ma un'interazione continua tra le caratteristiche dello strumento e il modo in cui le persone scelgono di utilizzarlo.

La Radice

Una possibile chiave di lettura arriva dalla psicologia ecologica di James J. Gibson e dal successivo sviluppo del concetto di affordance. Secondo questa prospettiva, gli oggetti non sono semplicemente cose che osserviamo: ci suggeriscono anche ciò che possiamo fare con essi. Una maniglia invita a essere tirata, una sedia invita a sedersi, un pulsante invita a essere premuto.

Le tecnologie digitali funzionano in modo analogo, ma su scala molto più ampia. Un sistema di intelligenza artificiale capace di rispondere in pochi secondi può incoraggiare a verificare meno informazioni, a delegare più spesso alcuni compiti o a modificare il modo in cui affrontiamo problemi complessi. Nessuno di questi comportamenti è obbligatorio, ma il design dello strumento può renderli più probabili.

È proprio qui che le scienze comportamentali possono offrire un contributo importante. Comprendere come le persone interpretano, utilizzano e si adattano a una tecnologia significa progettare sistemi che non siano soltanto efficaci dal punto di vista tecnico, ma anche coerenti con il funzionamento cognitivo e sociale dell'essere umano. È la direzione che il nuovo Centro dell'APA intende promuovere, favorendo un dialogo stabile tra ricerca psicologica e sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Perché conta

Forse l'errore più comune è pensare che prima inventiamo una tecnologia e poi, solo in un secondo momento, ci chiediamo quali effetti avrà sulle persone. La storia suggerisce spesso il contrario: mentre impariamo a usare uno strumento, quello stesso strumento contribuisce lentamente a cambiare anche noi.

L'intelligenza artificiale rende questo processo particolarmente evidente perché entra in attività profondamente umane: scrivere, apprendere, decidere, creare. Per questo motivo la domanda non è soltanto che cosa sarà capace di fare l'IA, ma anche che cosa diventeremo noi utilizzandola ogni giorno.

Forse il vero progresso non consiste nel costruire macchine sempre più intelligenti, ma nel progettare tecnologie che ci aiutino a rimanere pienamente umani.

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